Goshuin, i timbri tradizionali dei templi del Giappone

Goshuin del Giappone

Quando torno da un viaggio cerco sempre di portare con me qualcosa del Paese o della città che ho appena visitato, qualcosa di originale, che faccia parte della sua tradizione e, perché no, magari anche unico. Poco prima di partire per il Giappone, cercando su Internet a questo proposito, ho scoperto una pratica risalente al periodo Edo che mi ha affascinato moltissimo: quella dei sigilli goshuin.

 

Cosa sono i goshuin

Uno shuin è una sorta di timbro calligrafo caratteristico di ogni tempio shintoista e buddhista, che viene dato ai fedeli e ai visitatori. In giapponese è scritto 御朱印, o goshuin, dove il prefisso onorifico go- (御) precede shuin (朱印), letteralmente “sigillo rosso”.
Ci sono diverse teorie sulle origini di questa pratica, ma in generale dovrebbe risalire come dicevo prima al periodo Edo (XVII secolo), quando i fedeli ricevevano un foglio con un timbro rosso in cambio di un sutra copiato; successivamente anche ai pellegrini più devoti venne dato il timbro dopo la loro permanenza in un tempio.

Oggi quest’usanza si è estesa dal buddhismo anche allo shintoismo, e i timbri calligrafi sono appunto dati alle persone in visita ai templi giapponesi (tranne alcuni, per esempio i templi minori o quelli del buddhismo shin/Jōdo Shinshū) come ricordo del loro passaggio. Il più delle volte vengono fatti a mano sul momento dai monaci o dagli addetti del tempio/santuario, mentre in poche occasioni vi verrà consegnato un foglio con il sigillo già scritto. Certi templi inoltre dispongono di diversi tipi di goshuin e vi sarà chiesto quale vogliate in base al suo significato – a me rimasto ignoto nella maggior parte dei casi.

Per creare uno shuin, il calligrafo traccerà con pennelli di vario spessore ed inchiostro nero il nome del tempio dove vi trovate, la data della vostra visita e altri messaggi come una frase di buon augurio o il dio a cui il luogo è dedito, tutto nel suo stile di calligrafia; potreste dunque ritrovarvi con dei sigilli diversi pur essendo stati lo stesso giorno nel medesimo posto. Per concludere applicherà dei timbri rossi, tra cui il simbolo del tempio e altri con vari significati.
L’inchiostro non passa sul foglio, ma, visto che potrebbe rimanere umido, molti vi metteranno sopra un foglietto che può contenere delle informazioni sul tempio o sul timbro stesso.

Goshuin del Ryōan-ji di Kyoto

Questo per esempio è il sigillo del Ryōan-ji di Kyoto, dove c’è scritto

  1. in mezzo: sekitei (石庭), ossia “il giardino roccioso”;
  2. in alto a destra: hōhai (奉拝), letteralmente “culto”, è un invito a pregare con rispetto per tutti;
  3. nel timbro rosso a destra: daiunzan (大雲山), il primo nome del tempio;
  4. in basso a destra: la data della propria visita;
  5. nel timbro rosso in basso a sinistra: il sigillo del tempio (龍安寺印);
  6. a sinistra: Ryōan-ji (龍安寺), il suo nome;
  7. nel timbro rosso in alto a sinistra: una frase intraducibile, che loro hanno messo come «so solo di essere felice» (吾唯足知).

 

Il goshuinchō

Gli shuin normalmente vengono raccolti in un libricino apposito; se vi presentate con un qualsiasi pezzo di carta è molto probabile che non ve li rilascino. Il quadernino in questione si chiama goshuinchō (御朱印帳), un libro pieghevole fatto a fisarmonica e composto da una ventina di pagine su cui è possibile scrivere da entrambi i lati, per un totale di quaranta timbri (anche se è usanza lasciare il retro bianco).

I goshuinchō vengono venduti nella maggior parte di templi e santuari in cui è possibile avere un sigillo, e spesso hanno illustrazioni diverse in base al luogo dove ci si trova; di norma costano circa dai 1000 ai 2000 yen. È anche possibile comprare un quadernino personalizzato su Internet, per esempio sul sito goshuincho.com (in giapponese).
Per correttezza si dovrebbero usare due goshuinchō differenti, uno per i templi buddhisti e l’altro per i santuari shintoisti, ma nessuno vi farà storie se ne userete uno per tutti quanti.

Il mio l’ho comprato nel primo santuario che abbiamo visitato a Tokyo, lo Yushima Tenman-gū, pagandolo 1200¥; è quello che vedete nella foto qua sotto. La striscia bianca a lato è opzionale, e se c’è spesso è lasciata vuota per poter scrivere il proprio nome (nel mio c’era già scritto goshuinchō). In dieci giorni di viaggio l’ho riempito quasi tutto, rimanendomi circa cinque pagine bianche.

 

Come e dove ricevere i goshuin

Una volta arrivati al tempio o al santuario di vostro interesse, per ricevere lo shuin dovrete recarvi nei luoghi appositi, che di solito sono nei negozietti di souvenir interni o in piccoli sportelli; questi sono segnalati dalle scritte:

  • 御朱印所 (goshuinsho), 朱印所 (shuinjo), o più raramente 納経所 (nokyojo) nei templi buddhisti;
  • 授与所 (juyojo) o 社務所 (shamusho) nei santuari shinto.

Se non riusciste a trovarli, potrete chiedere a un addetto dicendo semplicemente «goshuin» – seguito da un grossolano «onegaishimasu» se volete essere cordiali – e vi mostrerà dove andare.

Come vi dicevo prima, nella maggior parte dei casi il timbro verrà fatto al momento. Presentatevi con il goshuinchō già aperto sulla pagina giusta, ossia la prima bianca, e porgetelo al calligrafo con entrambe le mani, senza l’eventuale copertina di plastica di protezione; per educazione potreste anche dare il buongiorno e ripetere la frase che vi ho scritto, una cosa del tipo «konnichiwa, goshuin wo onegaishimasu», altrimenti sfoggiate i vostri trentadue denti e siate solo gentili.

A quel punto dovrete aspettare in silenzio mentre il calligrafo scrive il sigillo davanti a voi, tenendosi la manica e muovendo il pennello con un’agilità affascinante, o se no vi sarà consegnato un numerino che dovrete restituire al momento del ritiro e aspetterete qualche decina di minuti – questo di solito accade nei templi con tanto turismo o nei periodi di alta stagione. Se il timbro non vi fosse fatto al momento, incollate il foglietto corrispondente nella pagina bianca dove sarebbe stato scritto.

Quando vi sarà riconsegnato il libricino, prendetelo sempre a due mani e ringraziate dicendo «arigatō gozaimasu» e chinando leggermente il capo; dopodiché date in mano all’addetto il costo dello shuin, che vi consiglio di prepararvi prima (in monete) così da velocizzare il tutto. Il prezzo di solito varia dai 200 ai 500 yen a timbro, anche se ci sono luoghi dove è gratuito e altri dove l’offerta è libera.

Una sacerdotessa del Santuario di Nikko

 

Questa pratica a mio parere è uno dei modi più belli di entrare nella cultura e nella tradizione giapponese pur essendo stranieri o di un’altra religione. Attraverso questo rito è possibile infatti respirare la spiritualità e prendersi un momento per una piccola riflessione personale mentre il sigillo viene scritto, indipendentemente dalla propria nazionalità e fede.
Vi ho consigliato come comportarvi perché ciò che state richiedendo è sì un’usanza diventata turistica, ma soprattutto un simbolo sacro, e di conseguenza ci vuole rispetto sia nel riceverlo che nel conservarlo. Il goshuinchō che vi porterete a casa sarà unico e solo vostro, un oggetto in cui avrete raccolto tutta la spiritualità del viaggio da cui sarete tornati.

Se volete scoprire altri aspetti del Giappone, vi lascio il mio articolo Come il Giappone ti resta nel cuore; spero lo apprezzerete.
Fatemi sapere quando tornerete dal Giappone se avrete collezionato qualche goshuin!

 

 

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