Informazioni, consigli e praticità per un viaggio in Giappone

Shinjuku di notte

Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre di quest’anno sono finalmente riuscita a coronare il sogno più grande che avevo fin da bambina: viaggiare per il Giappone.
Una volta presa la decisione di partire, ho subito iniziato a spulciare una miriade di siti internet alla ricerca di spunti per il mio viaggio e di informazioni su cosa portare, cosa fare, come comportarmi. Di ritorno dal viaggio, vorrei consigliarvi un po’ come organizzarvi e potervi muovere al meglio là, senza incappare in imprevisti e potervi godere a pieno il vostro soggiorno.

Questo, quindi, non sarà un articolo pieno di pensieri kawaii e considerazioni sul luogo, ma più un aiuto per chi, come me, deciderà di organizzare il proprio viaggio nel Paese del Sol Levante da sé, con l’aiuto di guide online come questa e di libri.

 

Informazioni generali

Praticità in viaggio

 

Valuta, pagamenti e cambio di denaro

In Giappone la valuta è lo yen (円), che ad oggi vale 0,0077€ [il dato può variare].
Prima di partire ho cambiato 400 euro in yen presso la mia banca, partendo quindi con circa 50mila yen nel portafoglio; una volta là, più o meno a metà viaggio, ho poi prelevato presso uno degli ATM della 7-eleven altri 20mila yen, che mi sono ampiamente bastati per tutto il soggiorno.
Un aspetto che mi ha sorpreso è stata la mancanza di commissioni al momento del prelievo. Mi ero portata la carta hype apposta per prelevare nella sede di una banca italiana, così da non avere commissioni, ma pur non avendola trovata e avendo prelevato nel primo ATM vicino le commissioni sono state nulle. Non so se questo valga solo per gli ATM della 7-eleven o anche per altri, nel caso cercate di prelevare presso di essi.

In generale, il pagamento in contanti è preferito rispetto al pagamento con carta di credito, a parte negli ostelli/hotel e in certi negozi.
Io e i miei amici abbiamo pagato in contanti la maggior parte dei pasti fatti, tranne un paio di cene in posti più raffinati, ma solo per comodità e per tenere il denaro per altre occasioni. Gli ingressi nei templi e i souvenir acquistati lì vengono tutti richiesti in contanti, mentre nei negozietti nei dintorni è spesso possibile pagare con la carta, anche se per acquisti che non superano i 2mila yen si potrebbe anche evitare.
Diciamo che l’utilizzo della carta di credito è abbastanza simile a quello in Italia, togliendo alcuni ristoranti che non le accettano affatto (nel caso, c’è sempre scritto in inglese all’ingresso).
Ricordatevi di verificare che le vostre carte di credito siano abilitate per il Giappone.

Per i pagamenti tramite tessere prepagate, andate direttamente qui.

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Periodi migliori per visitare

Sul clima del Giappone servirebbe un articolo intero a parte.
A seconda della zona in cui si vuole andare e le cose che si vogliono fare, i periodi migliori variano. In generale, i periodi di alta stagione sono: la primavera, e in particolare nella “Golden week” (dal 29 aprile al 5 maggio); l’estate, soprattutto agosto, nonostante il caldo; da metà novembre ai giorni di capodanno.
Per trovare il momento giusto per il vostro viaggio, quindi, dovrete tener conto del clima, del vostro budget (i prezzi possono salire alle stelle in alta stagione), ciò che vorreste fare e vedere, e la quantità di gente che potrete sopportare di trovare in giro (le strade e le attrazioni potrebbero essere molto affollate, quasi in maniera insopportabile).
I periodi comunque più gettonati, sia per il clima che per l’ambiente, sono sicuramente in primavera durante la fioritura dei ciliegi, dove potrete fare hanami insieme ai giapponesi, e in autunno durante il foliage, quando il Giappone si ricopre di foglie rossissime e gialle e si usa fare momijigari.

Noi nei giorni in cui siamo stati lì, girando principalmente per l’isola di Honshu e passando da città, a montagna, a mare, siamo sempre stati in giro vestiti a cipolla, con momenti dove il sole batteva talmente tanto da farci sudare in maglietta, ed altri dove ci siamo infilati maglia termica e giubbotto non troppo leggero.
Il mio consiglio è quello di portarvi un abbigliamento vario, non troppo leggero ma neanche troppo pesante, e sicuramente sempre un ombrellino e gli occhiali da sole dietro, non si sa mai.
Appunto per la stagione estiva: portate con voi un golfino, lo sbalzo tra il caldo umido e l’aria condizionata nei posti al chiuso potrebbe farvi ammalare.

Vi lascio qualche link più dettagliato sul clima del Giappone: JNTO, Climi e viaggi

Foliage aceri in Giappone

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Visto

Per entrare in Giappone come cittadini italiani per motivi di turismo non è richiesto un visto fino a 90 giorni di permanenza.
In aereo, prima di atterrare, vi verranno consegnati due fogli da compilare, dove vi verranno richiesti i dati anagrafici, quelli del vostro passaporto, informazioni su ciò che state portando con voi, l’indirizzo di dove alloggerete in Giappone (quindi ricordatevi di averlo segnato da qualche parte insieme anche al numero di telefono, e se prevedete degli spostamenti mettete il primo luogo dove starete), varie dichiarazioni a proposito di eventuali condanne penali e, per finire, la vostra firma. Il primo foglio andrà consegnato al controllo passaporti, appena scesi dall’aereo, mentre il secondo dopo aver recuperato il vostro bagaglio, prima di uscire dall’area interna dell’aeroporto.

Alcuni link utili: Viaggiare Sicuri, Consolato Generale, JNTO

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Costo del viaggio e della vita in Giappone

Il costo del viaggio varia di molto a seconda della stagione, con quanto anticipo si prenotano voli e alloggi, e dal tipo di viaggio che si vuole fare.
Noi, viaggiando in una stagione “media”, prenotando aerei e ostelli tre mesi prima, e cercando di risparmiare senza però negarci nulla, abbiamo speso circa:
– 670€ di volo con la Qatar Airways, prenotato a luglio per ottobre;
– 70€ di assicurazione;
– 330€ di alloggi, di cui sette notti in camerate di ostelli – circa 20/25€ a notte, una in un capsule hotel e una più costosa in un ryokan;
– 220€ di Japan Rail Pass per 7 giorni;
– 50€ di pocket wi-fi;
– 40€ di cibo al giorno, con una media di 5€ a colazione, 10/15€ a pranzo e 20€ a cena (tralasciando qualche posto particolare in cui la spesa però non ha mai superato i 30€, e in più i 50€ della cena tipica al ryokan)
+ tutte le spese extra quali gli ingressi ai templi, i souvenir, i trasporti e gli acquisti vari, si arriva a più o meno 2000€ totali di viaggio.

Con un po’ di accortezze e di rinunce il viaggio può costare anche meno, ma penso che se si vuole visitare un paese così lontano e così diverso, si deve essere pronti a spendere un po’ di più per provare cose che forse non si avrà l’occasione di riprovare.

Parlando invece di costi effettivi, bisogna sfatare un mito che gira molto qua in Italia: il Giappone non è caro; il costo della vita in Giappone è poco più basso rispetto a quello italiano. I trasporti locali come metro e autobus costano meno che qui, i taxi anche, i treni costano un po’ di più (l’efficienza si paga, altro che Trenitalia…) ma con il JRP si risparmia parecchio e si rientra in un costo normale, il cibo può costare davvero poco e, oltre a questo, una cena di medio-alto livello non supera i 35€ a persona. Fare la spesa, invece, ha un prezzo in generale più elevato, soprattutto nelle catene di grandi supermarket e per certa frutta fresca (un sacchetto di mandarini – circa mezzo chilo – ci è costato 700yen).
Insomma, il costo elevato di un viaggio in Giappone è causato principalmente dal volo aereo e da tutte le spese fatte per quel lasso di tempo in cui si viaggia, che tendenzialmente non è sotto i dieci giorni, e che quindi diventano abbastanza ingenti per forza di cose. In proporzione, in certe città europee si spende molto di più magari per un solo weekend lungo.

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Pianificazione

Il modo migliore per risparmiare tempo, denaro e forze psicofisiche è pianificare nel dettaglio il proprio viaggio ben prima della partenza, in particolare in un paese in cui i treni partono spaccati al secondo e ogni cosa è talmente precisa ed efficiente da far paura.
Io per pianificare il mio viaggio ci ho messo un mesetto e forse ho anche esagerato un po’, ma volevo che fosse perfetto e non mancasse nulla (anche se di imprevisti ne abbiamo avuti e non pochi).

Dopo aver trovato il periodo in cui si desidera andare, bisogna dividere le giornate a disposizione tra i luoghi che si vogliono visitare, dopodiché prenotare i pernottamenti, suddividere ancora la singola giornata nelle zone che interessano e infine individuare le attrazioni che si vuol vedere o le cose che si vogliono fare, oltre ai ristoranti o i piatti che si vogliono provare. Vedete anche come spostarsi da una città all’altra o da un quartiere all’altro, così da non perdere tempo prezioso a cercare di decifrare i cartelli d’indicazioni.

Per quanto riguarda le informazioni sulle cose da vedere e da fare, compreso come raggiungere i luoghi, gli orari di apertura/chiusura e i costi, vi consiglio il sito – in inglese – Japan Guide, che personalmente ho usato molto più della gigantesca guida della Lonely planet (comunque utile, non l’ho disdegnata del tutto).
Invece, per gli spostamenti ho utilizzato molto il sito Hyperdia e Google Maps: il primo soprattutto prima di partire per organizzarci e per guardare i treni per le tratte più lunghe (esempio gli shinkansen da Tokyo a Kyoto); il secondo principalmente mentre eravamo là, così da regolarci con gli orari dei mezzi e vedere i percorsi da fare per andare da un luogo a un altro, ma l’ho usato anche durante la pianificazione per vedere quanto tempo e soldi sarebbero serviti.

Ricerca hyperdiaQuesta è la schermata iniziale del sito di Hyperdia (esiste anche l’app ma a me non funzionava molto). Dovete inserire il nome per esteso della stazione di partenza e di quella di arrivo, dopodiché il giorno e l’ora di partenza.

 

Ricerca dettagliata Hyperdia

Se avete bisogno di un percorso più articolato, potete schiacciare su “More options”, facendo apparire le opzioni della schermata qua accanto, dove avrete la possibilità di inserire delle stazioni di passaggio intermedie, l’ordine dei risultati di ricerca, il numero massimo di tratte mostrate, e spuntare le tipologie di veicolo che volete utilizzare. Attenzione, con il JRP togliete la spunta agli shinkansen “Nozomi/Mizuho/Hayabusa” perché non sono inclusi nel pass.

 

 

 

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Dove alloggiare

Le tipologie di alloggi in Giappone sono tantissime: dagli hotel in stile occidentale, a quelli a capsule, agli ostelli, ai ryokan, persino gli internet café o i love hotel. Vista la vasta scelta, per trovare l’alloggio che può fare a caso vostro dovete considerare prima di tutto la posizione del posto e le vostre necessità.
Cercate hotel vicini alle fermate dei mezzi, sia che siate a Tokyo, sia in qualsiasi altra città; in questo modo sarete comodi con gli spostamenti e risparmierete del tempo prezioso, evitando di sprecare anche solo 10 minuti che potrete dedicare ad altro.

In particolare, a Tokyo vi consiglio come zone Asakusa, Shinjuku, Ueno, Shibuya e Ginza, ossia quelle più centrali, meglio collegate dai mezzi e con più vita.
Noi abbiamo dormito in due zone differenti:

  • Hostel&Café East57 Asakusabashi: ostello a circa 4 minuti a piedi dalla stazione della metro di Asakusabashi, dove passano due linee JR. Si articola in due strutture abbastanza grosse, ha camerate miste, femminili e stanze private (con bagno sempre condiviso), ogni letto dispone di una cassaforte e di un locker per le scarpe, ed è tutto incluso – anche la colazione (in uno dei palazzi c’è anche un bar). La reception è aperta tutta la notte e il check-in è possibile fino alle 23 (dettaglio non insignificante se contate di prendere un volo che arriva tardi). L’unica “pecca” sono gli spazi piuttosto ristretti, soprattutto nei dormitori da 20 persone, ma se siete persone flessibili non vi peserà tanto.
  • nine hours Shinjuku-North: hotel a capsule a circa 2 minuti dalla stazione della metro Shin-Okubo, dove passa la linea JR Yamanote. Struttura a più piani con capsule e bagni divisi tra donne e uomini e una hall comune. Vi verrà dato un armadietto dove lasciare i bagagli (ci stanno una valigia grossa, due zaini e le scarpe), oltre a tutto l’occorrente per la notte.

A Kyoto cercate di stare vicini alla stazione del treno, nelle zone di Sanjo e Gion, o al massimo vicino a una stazione della metro o fermata dell’autobus tenendovi sempre nel centro, altrimenti gli spostamenti potrebbero diventare davvero fastidiosi.
Nella vecchia capitale, anche se non ha una posizione fantastica, vi consiglio l’ostello dove siamo stati noi:

  • Kyoto Morris Hostel: ostello a circa 3 minuti dalla fermata dell’autobus Kawaramachi Marutamachi e a un chilometro dalla stazione della metro Marutamachi – quindi 15 minuti a piedi. Ha camerate miste, femminili e camere private, uno spazio comune, bagni divisi tra maschi e femmine. Le camerate sono molto spaziose, con un comodino per letto e lo spazio adatto per aprirci una valigia, oltre ad un locker a testa dove lasciare scarpe e piccoli oggetti; la colazione non è inclusa, ma costa 500¥ ed è ottima. Un servizio che abbiamo apprezzato molto è stato il noleggio di bici gratis (vi chiedono solo una cauzione di mille yen).

Capsule hotel a Tokyo

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Come muoversi con i mezzi urbani

Il modo migliore per muoversi nelle grandi città come Tokyo e Kyoto è sicuramente sui mezzi urbani. Certo, spostarsi a piedi – cosa che comunque farete, si cammina molto mentre si gira – o anche in bici, può darvi una visione più lenta delle città, ma secondo me anche i “mezzi veloci” possono offrirvi scorci di luoghi e delle abitudini della gente del luogo altrettanto interessanti.

Metro di Tokyo

Non allarmatevi. La metro di Tokyo non è così impossibile da decifrare come si sente spesso dire.
Appena arrivati in città dall’aeroporto potrà sembrarvi un insieme indefinito di linee colorate e scritte incomprensibili, ma dopo una bella dormita vedrete che vi risulterà più semplice capirci qualcosa.

La metro conta svariate linee gestite da tre compagnie diverse: le ferrovie della Japan Rail (JR) e le linee metropolitane sia di superficie sia sotterranee della Tokyo Metro e della Toei. Le stazioni della metro possono essere piccine fino a diventare dei veri centri commerciali dove bisogna fare attenzione a non perdersi, come quelle di Tokyo, Shinjuku e Shibuya. I cambi tra linee a volte sono a distanze notevoli, altre volte si tratta solo di cambiare lato della banchina, dove il treno successivo vi starà aspettando con le porte aperte (ah che belle le coincidenze giapponesi, magari fosse così anche qua a Milano!). Inoltre, per fortuna di noi occidentali, tutte le scritte sono traslitterate in romaji (caratteri latini) o tradotte in inglese, compresa anche la dolce vocina che annuncia l’arrivo a una fermata.

Il modo migliore per muoversi in questa rete intricata di treni è sicuramente con Google Maps sempre in mano: vi basterà inserire il luogo di partenza e quello di destinazione, e lui vi darà i percorsi possibili, con il nome della/e linea/e da prendere, quante fermate fare e il costo della corsa. Ricordatevi che per usarlo, così come per usare Hyperdia (che funziona anche per le metro di Tokyo), avrete bisogno di internet; in alcune stazioni più grosse c’è ed è libero, altrimenti dovrete essere muniti di pocket wi-fi.

Alternativa a Google, può essere una semplice piantina cartacea, che potrete trovare in ogni stazione e probabilmente anche nel luogo in cui dormirete. Non potrete calcolare i tempi per gli spostamenti, ma riuscirete comunque a non perdervi. In generale, anche avendo internet, una cartina nello zaino non sarebbe una cattiva idea.

Per i pagamenti in metro, potete utilizzare gli abbonamenti solo per le linee metropolitane (Tokyo Metro e Toei), le tessere prepagate o il JRP.
Gli abbonamenti a mio parere sono sconvenienti, proprio per il fatto che si possono usare solo sulle linee delle due compagnie e non su quelle della JR, che personalmente ho utilizzato molto. Anche avendo il JRP, con cui potete prendere le linee della Japan Rail solo mostrando il pass e quindi senza pagare tariffe aggiuntive, comprare un abbonamento da, per esempio, 48 ore per 1200¥ potrebbe essere uno spreco, almeno per la tipologia di spostamenti che tendenzialmente si fanno a Tokyo, ossia da quartiere a quartiere.
L’altro metodo è utilizzare le tessere prepagate in entrata/uscita dalle stazioni, insieme a un eventuale JRP, pagando quindi tratta per tratta.
Per valutare quale dei due metodi sia il migliore per il vostro viaggio, vi consiglio di guardare prima della partenza che linee pensate di prendere più spesso, per esempio in base al vostro alloggio o ai punti d’interesse che vi interessa raggiungere.

Qui il sito della Tokyo Metro, dove potete trovare più informazioni sulle tipologie di biglietti e dove scaricare la mappa delle linee.

Binari della metro di Tokyo

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Mezzi di Kyoto

Al contrario di Tokyo, a Kyoto la metropolitana c’è, ma non è il mezzo più usato per spostarsi.
In questa città prevale l’utilizzo degli autobus, che coprono tutta l’area urbana, al contrario della metro che in certi punti, anche vicino alle attrazioni, non passa.

Nei pullman l’entrata è sempre la porta dietro, mentre l’uscita quella davanti dal conducente, dove pagherete prima di scendere; non c’è bisogno quindi di comprare biglietti prima di salire sul bus. La tariffa è fissa ed è di 230¥ a corsa; cercate di averli giusti, le macchinette non danno resto e anche se potete cambiare una banconota da mille sempre dall’autista, gli fareste perdere un sacco di tempo. È inoltre possibile pagare con le tessere prepagate, basterà passare la carta sul solito lettore posto all’uscita.
Ogni fermata è scritta su un cartello luminoso sia in giapponese che in inglese e viene annunciata dal conducente stesso. Per prenotare quella a cui dovrete scendere, vi basterà schiacciare uno dei tanti pulsanti sparsi sull’autobus, come qua in Italia.
Esiste un abbonamento giornaliero che costa 600¥; vi conviene farlo solo nel caso in cui prevediate molti spostamenti in autobus, altrimenti per un paio di corse non ne vale la pena.

Come per le metro di Tokyo, anche per gli autobus Google Maps sarà il vostro migliore amico: inserite luogo di partenza e destinazione e vi darà tutti i possibili autobus (o metro) che potete prendere per arrivarci; ci trovate anche tutti gli orari delle linee che arrivano alla vostra fermata.

Link alla mappa delle linee di Kyoto e informazioni in più sui vari abbonamenti.

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Spostamenti da e per gli aeroporti di Haneda e Narita (Tokyo)

Tokyo ha due aeroporti internazionali: Haneda e Narita, entrambi lontani dalla città; per raggiungere il centro o per andare verso uno dei due, le alternative sono molte.

Per spostarsi da/per Narita, i modi migliori sono o il Narita Express (gestito dalla JR), il Keisei Skyliner, oppure un limousine bus.
Noi abbiamo preso lo Skyliner, che costa 2470¥ e impiega circa 40 minuti ad arrivare alla stazione di Ueno; si può pagare anche con la tessera prepagata, ma dovrete andare a comprare un biglietto per il posto riservato alla biglietteria in stazione.

Per quanto riguarda Haneda, i trasferimenti posso avvenire sulla monorotaia, un limousine bus o un treno della Keikyu Railways.
La monorotaia e il treno impiegano lo stesso tempo, ossia 15 minuti, e il secondo costerebbe anche pochi yen in meno, ma a mio parere la monorotaia è più caratteristica ed è possibile usare il JRP per prenderla.

Vi sconsiglio i taxi, soprattutto se siete da soli o in due: possono costare veramente tanto e non c’è un grosso risparmio di tempo. Probabilmente questa potrebbe essere la vostra unica opzione nel caso in cui arrivaste a notte fonda e il vostro hotel non avesse un servizio di navette, ma in altre situazioni cercate di organizzarvi diversamente, anche se prendere un treno dopo 20 ore di volo può essere stancante. Al massimo optate per le navette condivise, prenotabili su internet prima della partenza.

Sul sito Giappone per tutti potete trovare maggiori informazioni sui trasferimenti da Haneda e da Narita.

Aeroporto di Haneda, Tokyo

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Spostamenti in treno

Il Giappone è il paese dei treni; ovunque voi vogliate andare c’è un treno che vi ci porta comodamente.
Il costo dei treni, però, può essere elevato, soprattutto per tratte lunghe o sui treni ad alta velocità – i “treni proiettile” o shinkansen. Per ovviare a questo aspetto “scomodo”, in Giappone è possibile acquistare un pass ferroviario apposito per i turisti: il Japan Rail Pass.

JRP: conviene? Come e dove acquistarlo

Come dicevo, il Japan Rail Pass è una sorta di abbonamento ai treni utilizzabile dai turisti in visita in Giappone. Questo è valido su tutte le linee della JR, comprese quelle interne di Tokyo, ad eccezione di due shinkansen (il Nozomi e il Mizuho).
Il costo di questo pass e la sua durata sono variabili: c’è da 7 giorni per circa 220€, 14 giorni per 355€ e 21 giorni per 455€.

Acquistare un JR Pass è conveniente solo se avete intenzione di spostarvi molto durante il vostro viaggio, o anche solo da Tokyo a Kyoto. Se invece la vostra idea è quella di rimanere nella zona di una singola città, il pass sarebbe abbastanza inutile.
Inoltre, se programmate di spostarvi in una singola regione, esistono pass apposta, al posto di quello totale per tutto il Giappone.

Per comprare il JRP basta andare sul sito ufficiale (in inglese) o su quello della Japan Experience e scegliere l’opzione che fa più a caso vostro. Il pass è acquistabile solo da cittadini non giapponesi e fuori dal Giappone, prima della partenza. Ordinandolo su internet, vi arriverà a casa un voucher che dovrete poi cambiare con il pass vero e proprio una volta in Giappone presso uno degli uffici della JR, entro 3 mesi dal suo acquisto.
È anche possibile acquistarlo direttamente là, ma per risparmiare tempo vi consiglio di farlo sul sito da casa.

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Come attivare il JRP e come utilizzarlo

Come accennato prima, una volta arrivati in Giappone dovrete andare in uno degli uffici della JR (qua l’elenco) con il voucher e il passaporto. Lì vi verrà chiesto di compilare un modulo dove dovrete specificare la data di inizio del vostro pass (quindi il primo giorno in cui lo userete – non oltre i 30 giorni dall’attivazione). Una volta completato il tutto, vi verrà consegnato il pass e spiegato come funziona.

Come si utilizza: ogni entrata delle stazioni ha un ingresso affiancato a un ufficio, accanto ai normali tornelli. Ogni volta che vorrete utilizzare il JRP per viaggiare, dovrete presentarvi lì davanti e mostrare il pass al controllore, che vi farà passare (ricordatevi: solo le linee ferroviarie della JR).
Nel caso in cui doveste prenotare un posto (ossia principalmente sui treni ad alta velocità), recatevi alla biglietteria della stazione il giorno stesso in cui viaggerete e mostrate il pass, indicando quale treno volete prendere. Vi verrà fatto un timbrino e consegnato un ulteriore biglietto con su scritto il vostro posto, che non avete bisogno di mostrare per salire sul treno.
La prenotazione di un posto non richiede spese supplementari.

Per i posti non riservati ci sono delle carrozze apposta (nei treni che li richiedono). Così come quelle riservate, anche queste carrozze sono segnate sul pavimento del binario, insieme al numero del vagone. Fate attenzione che i treni possono avere lunghezze diverse, quindi ad ogni treno corrisponde un certo numero di carrozza, ma è tutto segnato e sbagliarsi è difficile.

Per ogni altro dubbio, vi lascio il link alla sezione dedicata sul sito della Japan Experience.

Istruzioni Japan Rail Pass

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Connessione a Internet

Brutto dirlo, ma sopravvivere in Giappone senza internet è complicato; non dico impossibile, ma di certo non averlo potrebbe mettervi in difficoltà o farvi stampare tremila fogli di indicazioni prima della partenza. Infatti, internet serve principalmente per le indicazioni stradali, gli orari di treni, metro e autobus, e magari per provare a capire qualcosa degli ideogrammi giapponesi.
Il wi-fi negli hotel c’è praticamente sempre, in giro un pochino meno, diciamo soprattutto nelle stazioni più grosse o posti molto frequentati.
Quindi, le soluzioni per avere internet sempre con voi sono due:

  • l’acquisto di una scheda SIM giapponese presso uno dei distributori automatici che potete trovare negli aeroporti internazionali, dove scegliere il tipo di SIM e il piano tariffario;
  • il noleggio di un pocket wi-fi, come abbiamo fatto noi.

Il pocket wi-fi non è altro che un piccolo modem portatile, il cui noleggio è offerto da svariati siti e compagnie. Noi lo abbiamo preso sullo stesso sito del JRP, pagato circa 50€ per 10 giorni; un altro sito dove trovarlo è quello della Japan Wireless. La logica dietro al suo noleggio è geniale a mio parere: al momento dell’acquisto, va inserito l’indirizzo dove dovrà essere recapitato il modem, che può essere in aeroporto al momento dell’arrivo o direttamente al proprio hotel (noi lo abbiamo ritirato all’aeroporto per avere internet fin da subito); una volta concluso il periodo di utilizzo, l’apparecchio dovrà essere messo all’interno della busta data insieme ad esso e imbucato in una cassetta postale.

Il nostro pocket wi-fi non ha funzionato al massimo. Diciamo che su quattro persone, riuscivamo a starci collegati in maniera decente solo in due, mentre agli altri saltava spesso la connessione. Alla fine, però, bastava che uno solo fosse collegato con Google Maps, quindi ha fatto comunque il suo dovere.
La batteria inizialmente durava fino a sera, poi ha iniziato a dare qualche problema verso la fine del viaggio. Vi consiglio di spegnere il modem quando non lo state utilizzando, tenerlo in carica quanto più potete e portarvi sempre dietro una power bank.

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Lingua e comunicazione

Prima di partire per il Giappone mi sono sentita dire da chiunque e ho letto da qualsiasi parte che i giapponesi non sanno per niente l’inglese. Non è vero. I giapponesi sanno l’inglese quasi come lo sappiamo noi qua in Italia, se stiamo a ben vedere.
In ogni hotel/ostello, almeno una persona alla reception che sapesse l’inglese a un buon livello c’era. Negli uffici delle stazioni e nelle biglietterie quasi tutti lo sapevano, o almeno tutti quelli che erano obbligati a interagire con i turisti; nei negozi di souvenir a volte lo sapevano, a volte capivano, a volte zero.
La situazione più drastica è stata nei ristoranti e nei templi. Nei templi fortunatamente non c’era un particolare bisogno di parlare: per comprare un biglietto bastava dire «one ticket» e per ricevere i goshuin, mostrare il libricino. Nei ristoranti la situazione era un po’ più complicata, ma avendo tutti il menù in inglese, a parte qualche dritta su come mangiare certi piatti, non abbiamo mai avuto grossi problemi di comunicazione, neanche per le mie allergie.

Per aiutarvi ad affrontare più facilmente certe situazioni, vi consiglio di scaricare innanzitutto Google Traduttore sul cellulare, dopodiché scaricare la lingua giapponese anche offline; in questo modo avrete con voi due modalità di traduzione, vocale e fotografica, che potranno esservi molto d’aiuto.
Se poi avete una minima dimestichezza con il giapponese, potete comprare un frasario (io ho preso quello della Lonely Planet) e provare ad avere piccole conversazioni.

Sappiate, comunque, che anche nel caso più disperato i giapponesi cercheranno di farsi capire ed aiutarvi in ogni modo, da semplici gesti fino ad accompagnarvi fisicamente da qualche parte.

Offerte in un santuario
Vi capiterà di incontrare delle scritte particolarmente divertenti

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Tessere prepagate: Suica e Pasmo

Uno dei metodi di pagamento più intelligenti che hanno in Giappone è tramite le tessere prepagate; le più usate sono la Suica e la Pasmo, che hanno poche differenze tra loro (potete leggerle qui). Con queste potete pagare i mezzi di trasporto urbani, i prodotti dei konbini, di alcune caffetterie e dei distributori automatici, e i locker dentro alle stazioni. In generale, per riconoscere i posti dov’è possibile pagare con queste tessere, basta cercare il sensore touch dove vanno appoggiate.

Noi abbiamo optato per la Suica e l’abbiamo acquistata subito in aeroporto, alle macchinette della stazione.
Ha un costo di 2000¥, di cui 1500 andranno come credito disponibile e 500 di deposito, che vi verrà ridato una volta che restituirete la carta; questo è possibile farlo presso i centri JR, e lì sarà anche possibile far scaricare la tessera dal credito residuo. Se non doveste riuscire a restituirla, come è successo a noi, sappiate che la Suica vale 10 anni, quindi tenetela una volta a casa e usatela come ulteriore incentivo per tornare in Giappone.
Per ricaricarla basterà inserirla sempre nelle macchinette in stazione e pagare in contanti o con la carta.

È possibile acquistare le tessere anche su internet, prima della partenza, sempre dal sito della Japan Experience: Suica, Pasmo. I siti ufficiali invece sono i seguenti (entrambi in inglese): sito Suica, sito Pasmo.

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Cibo, piatti tipici e allergie

Ormai tutti conosciamo il sushi da quando in Italia sono scoppiate le catene “all-you-can-eat”. La cucina giapponese, però, non comprende solo questo, e i piatti da provare in giro (con tutte le loro varianti) sono veramente tanti. È una cucina molto salutare, adatta praticamene a qualsiasi dieta.

Spesso le portate consistono in un piatto principale accompagnato da una ciotola di riso e zuppa di miso; in molti ristoranti l’acqua è già inclusa e potrete ordinare un’altra bevanda, come del tè verde. Si mangia con delle bacchette di legno e, nel caso di piatti brodosi, anche con un cucchiaio; al posto dei tovaglioli di carta, viene data una salvietta umidificata da usare.

Alcuni piatti della tradizione giapponese che si possono provare in giro sono:
– il ramen, normalmente composto da brodo con noodles, carne, verdure e tantissimi altri ingredienti variabili a seconda del tipo che state mangiando e dalla zona dove vi trovate;
– gli okonomiyaki, a metà tra una frittella e una frittata, fatta con svariati ingredienti a scelta e cotta su una piastra (nella zona di Hiroshima c’è una variante con anche i noodles);
– la tempura, ossia pesce e verdure passati in pastella e poi fritti (ne esce una frittura leggerissima);
– la tonkatsu, una “cotoletta” di maiale, che da brava milanese ho apprezzato particolarmente;
– gli yakitori, spiedini di pollo, e i takoyaki, palline di pastella con polipo e vari guarnizioni tipiche di Osaka (a noi hanno fatto abbastanza ribrezzo a dir la verità, ma tentar non nuoce!);
– i soba, spaghetti di grano saraceno, e gli udon, grossi spaghetti di grano tenero, solitamente in brodo;
– la cucina kaiseki, la cucina tipica giapponese composta da 6 a 15 portate di svariati ingredienti, spesso stagionali (di solito si prova nei ryokan).
Per quanto riguarda i dolci, ne troverete tantissimi; i due più conosciuti sono:
– i mochi, palline di pasta di riso, alla base di molti altri dolci giapponesi;
– i dorayaki, composti da due frittelle, molto simili ai pancake, tradizionalmente con in mezzo un ripieno di anko, la marmellata di fagioli azuki (sì, sono quelli che mangiava Doraemon).

Due consigli: il primo è di non aspettarvi il sushi come il nostro. Il sushi vero e proprio per esempio non comprende gli uramaki, che qua invece vanno molto; quelli, infatti, sono un’invenzione di noi occidentali.
Il secondo è di non limitarvi a posti grossi e turistici, e di non aver paura ad entrare in piccoli ristoranti che dall’esterno non sembrano ispirare molto. Noi nelle tre volte in cui siamo finiti a scegliere posticini “fuori programma” e poco considerati, abbiamo mangiato benissimo non spendendo molto.

Ramen al Fushimi-Inari

Per quanto riguarda l’attenzione alle allergie alimentari, la gentilezza dei giapponesi l’ho vista anche in questo: ogni volta che presentavo il mio foglietto con le allergie scritte sia in giapponese che inglese, il cameriere o cuoco di turno iniziava subito a preoccuparsi e a discutere con i colleghi su cosa ci fosse e non ci fosse, così da potermi dire «ok!» indicando tutto il menù oppure mostrandomi quali piatti potevo prendere e quali no (e nel caso scusandosi un trimiliardo di volte).
Non abbiate timore, quindi, a chiedere; saranno super disponibili e faranno di tutto per evitare di farvi mangiare qualcosa a cui siete allergici.

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Come comportarsi in Giappone

«Si può davvero fumare solo in certe aree? E se devo soffiarmi il naso?»
Andare in un Paese significa anche tenere in considerazione le regole che la società ha; è una questione di rispetto, e seguirle vi farà vivere il viaggio senza incappare in situazioni spiacevoli, come un vecchietto che urla «no smoking!» in mezzo alla strada o persone che vi guardano con un particolare disprezzo negli occhi sul treno.

In Giappone, un Paese che è molto sensibile alle dinamiche sociali, è bene avere certe accortezze:

  • meglio evitare di bere e mangiare in strada e sui mezzi di trasporto; se dovete farlo, fermatevi di fianco a un distributore, dall’entrata di un supermercato o nelle aree con i tavoli apposta. Sui treni come gli shinkansen è possibile mangiare.
  • non fumare in strada se non nelle aree apposite, che di solito sono in angoli di fianco a dei posacenere. Certi locali hanno anche le aree fumatori e non fumatori divise.
  • rispettare le file, soprattutto davanti le porte della metro; basta seguire l’esempio delle persone che si hanno intorno per capire dove mettersi e come comportarsi.
  • non parlare ad alta voce sui mezzi, togliere le suonerie e, se si hanno zaini o valigie, nelle ore di punta toglierli dalle spalle e cercare di occupare meno spazio possibile (ci sono anche dei portaoggetti sopra i sedili dove riporre le borse). Anche per le strade, di sera, è meglio non avere toni troppo alti.
  • se si ha il raffreddore o qualche altro virus contagioso, andare in giro con la mascherina su naso e bocca, così da non contagiare le persone accanto; i giapponesi tengono molto all’igiene e perdono pochissimi giorni di scuola/lavoro anche se malati.
  • portarsi dietro un sacchettino di plastica dove mettere le cose da buttare. Sembra assurdo, ma in tutte le città girate abbiamo trovato pochissimi cestini, a parte quelli per le bottiglie di plastica vicino ai distributori; eppure le strade sono pulitissime, quindi è meglio evitare di lasciare spazzatura in giro e buttarla appena si trova una pattumiera (spesso nelle stazioni dei treni).
  • all’interno dei templi e santuari è educazione parlare a bassa voce o non parlare proprio, togliersi le scarpe all’entrata e non fare foto, a meno che non sia permesso.
  • non piantare verticalmente le bacchette nella ciotola di riso e non passare il cibo da un paio di bacchette all’altro; entrambi i gesti sono parte dei rituali funebri buddhisti, e quindi considerati di mal augurio, oltre che maleducati.
  • lavarsi prima di entrare in un onsen (bagni termali) e, se si hanno tatuaggi, chiedere se è possibile entrare; i tatuaggi in Giappone non sono ancora ben visti.

Sono tante regole e ce ne sarebbero ancora, magari meno “importanti”, ma non spaventatevi, rispettarle vi risulterà molto facile avendo intorno persone che si comportano nel medesimo modo. Poi, a mio parere, certe cose andrebbero fatte anche qua; nei primi giorni a Tokyo io e i miei amici ci siamo quasi vergognati da quanto ci sentivamo incivili rispetto ai giapponesi.

Cartello di divieto di fumo

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Varie

Presa di corrente

In Giappone ci sono più prese di corrente. La più comune è quella a due lamelle (di tipo A, come in America), altrimenti si può trovare anche a tre (tipo B).
Potete tranquillamente portarvi dietro un adattatore universale, così da non aver problemi con nessuna delle due.

Attenzione a comprare dispositivi elettronici in Giappone. C’è una differenza di voltaggio con l’Italia, quindi potrebbero non funzionare una volta tornati a casa; controllate che siano compatibili con un voltaggio di 230V.

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Konbini e distributori

I konbini o “convenience store” sono una sorta di supermercati, aperti tutti i giorni 24 ore su 24, che si possono trovare in ogni città e quasi ad ogni angolo. Le catene più diffuse sono 7-eleven, Family Mart e Lawson, e nella maggior parte si possono trovare anche degli ATM.

Vendono qualsiasi cosa: dal cibo spazzatura a prodotti più seri, oggetti per la casa, di cancelleria, riviste e sigarette. Hanno anche del cibo fresco, sia da frigorifero che da scaldare; noi abbiamo fatto colazione con degli onigiri comprati nei konbini non so quante volte (e persino il caffè non è male). Inoltre, in alcuni di questi posti è possibile farsi recapitare o spedire un pacco, fare fotocopie e mandare un fax.
Insomma, sono estremamente utili, soprattutto se alle 3 di notte il jet lag vi facesse venire una fame assurda.

Se i konbini non bastassero, ogni due metri (e non esagero) ci sono distributori automatici di bevande, con una miriade di bibite diverse, calde o fredde, dai gusti stranissimi, come “l’infuso di granoturco” – che sembrava tè a prima vista. In certi posti si trovano anche i distributori per cibo e gelati, così come quelli per le sigarette.

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Sicurezza

Io in Giappone mi sono sentita sicura.
Abito a Milano, quindi essendo spesso in metro e girando di sera, è difficile che non mi guardi le spalle o lasci la mia borsa aperta sui mezzi.
In Giappone fin dal primo momento non ho sentito la necessità di controllare la gente intorno a me o guardare la mia roba. Per esempio, appena arrivati un mio amico ha lasciato lo zaino sulla metropolitana; tempo un’ora ed è tornato in ostello con lo zaino e tutto il suo contenuto, che era stato portato al centro per gli oggetti smarriti in una delle stazioni più grosse, in questo caso a Ueno.
I furti, quindi, sono molto rari. La sera le strade sono di una tranquillità impressionante, persino quelle di Tokyo; ci si può addentrare in un vicoletto senza provare alcun timore. Inoltre, le metro e certi treni hanno delle carrozze per sole donne, che entrano in funzione solo in certe fasce orarie della giornata.

L’unica cosa a cui bisogna fare attenzione sono le ragazze e gli omaccioni di colore che vi invitano ad entrare in locali, spesso discoteche o dove vengono offerte prestazioni sessuali. Evitate di andarci, non perché possa succedervi qualcosa di grave, ma perché potreste incappare in una truffa.
Infine, non preoccupatevi per la yakuza, la mafia giapponese: non crea mai problemi ai turisti.

Il numero della polizia giapponese è il 110, mentre per altri contatti vi consiglio di guardare a questo link.

Una cosa che ci è capitata mentre stavamo tornando da Nara è stato un avviso di emergenza. Siamo arrivati in stazione e ad un certo punto abbiamo visto che tutti si sono fermati a guardare il cellulare nello stesso momento. Subito ci siamo chiesti cosa fosse successo, e anche a me, poco dopo, è arrivato l’avviso di emergenza sul telefono che diceva di trovare un riparo e mantenere la calma. C’era poi una parte in giapponese che, vedendo le persone intorno a noi tranquille, siamo andati a farci tradurre: c’era stato un piccolo terremoto in zona, ma non dovevamo preoccuparci.
Spavento a parte, penso sia un sistema molto intelligente. Provate a verificare che sul vostro cellulare sia attiva la recezione di questi avvisi (sul mio è preimpostato, è diverso a seconda del modello).

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Bagni

I bagni pubblici sono ovunque. In qualsiasi stazione, in qualsiasi tempio e santuario, caffetteria o ristorante. E sono tutti gratuiti, a differenza di certe stazioni italiane.

I bagni possono essere all’orientale (una sorta di piccola turca), oppure all’occidentale.
La maggior parte di quelli come i nostri hanno i tanto famigerati pulsanti con tutte le funzioni possibili: tirare l’acqua, farsi il bidet (quindi non preoccupatevi di quest’aspetto, c’è il modo), scaldare l’asse, lavarsi le mani e in alcuni anche la musica o un rumore che possa mantenere completamente la vostra privacy. Non disperate, non sono impossibili da decifrare: ci sono i disegnini e le scritte in inglese, oppure, se proprio non c’è alcuna indicazione, ricordatevi che i simboli per l’acqua sono 小 ossia “piccolo” (il flusso debole), oppure 大 “grande” (per quello più forte).

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Tatuaggi

In Giappone i tatuaggi non sono ben visti per una ragione puramente culturale: questi, infatti, sono spesso associati al mondo della criminalità. Per quanto al giorno d’oggi siano più accettati sui turisti e sugli occidentali, la maggior parte dei luoghi come onsen, palestre, spiagge, non accettano l’ingresso di persone tatuate.
Lentamente, però, anche la mentalità giapponese sta cambiando e stanno aprendo sempre più locali tattoo-friendly, dov’è possibile entrare con tatuaggi piccoli o anche grossi, a seconda delle regole del posto. Vi lascio qualche sito dov’è possibile trovarne alcuni: Matcha, LiveJapan, Tattoo Spot (in giapponese ma il più completo, cercate di tradurre la pagina con Google).

Se nel vostro hotel dovessero esserci delle onsen, vi consiglio di domandare prima della partenza se è possibile entrarci con dei tatuaggi, così da non avere brutte sorprese una volta là.
Al ryokan di Nikko, per esempio, avendo dei tatuaggi di cui uno grosso in piena schiena, avevo precedentemente chiesto per e-mail se potessi entrare nelle loro terme, e mi era stato detto che sì, era possibile, ma preferibilmente una volta che gli altri ospiti fossero usciti dalle vasche.

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Torii di Miyajima

Siamo quindi alla fine di questa guida super condensata. Spero che tutto questo possa bastare per aiutarvi a organizzare il vostro viaggio al meglio.
Per qualsiasi domanda, dubbio, o anche per raccontarmi una vostra esperienza in Giappone o dare qualche altro consiglio, non esitate a scrivermi, sia privatamente (su facebook o tramite e-mail) che qua sotto nei commenti; sarò felicissima di ascoltarvi e darvi una mano!

Buon viaggio!

 

 

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