Mercatini di Natale e il museo del futuro a Trento

Visitare Trento sotto il periodo natalizio è una gioia.
La prima cosa per cui mi entusiasmo d’inverno è la neve; a Trento, le strade bianche insieme alla cornice di montagne, le case colorate e gli addobbi natalizi, fanno respirare davvero un’aria di festa.

La mia gita nella capitale del Trentino è durata solo una giornata.
Io e la mia classe abbiamo girato poco il centro, vedendo solo la piazza del Duomo e i mercatini di Natale lì vicino.

La piazza e la Cattedrale di San Virgilio mi sono piaciute molto. La prima è spaziosa, praticamente solo pedonale, con la grossa fontana del Nettuno in centro, ed è delimitata da palazzi affrescati e il complesso del Duomo e del Palazzo Pretorio; per le feste, è stato fatto un presepe, davanti alla facciata della chiesa, che fa quasi impressione da quanto sembra vero, come se i personaggi fossero in carne ed ossa.
La chiesa, che si affaccia sulla piazza, ha un aspetto davvero semplice, appartenendo allo stile romanico; al suo interno, ha pochissimi ornamenti e qualche affresco sbiadito. Sfortunatamente, in questo periodo metà della navata è in ristrutturazione, quindi non siamo riusciti a vederla interamente.

A pochi passi dal Duomo, sia nella piazza Fiera che nella piazza C. Battisti, si trovano i mercatini di Natale, quest’anno dal 18 novembre fino al 6 gennaio 2018; noi siamo stati in quelli di piazza Fiera.
Erano davvero molto carini, disposti circolarmente, in modo che venissero a crearsi due cerchi: le bancarelle del cerchio esterno vendevano oggetti di vario tipo, dagli addobbi natalizi, ai saponi profumati, alle babbucce morbidissime a forma di renna, mentre quelle nel cerchio interno avevano le pietanze tipiche della zona e di montagna, come i panini con vari salumi, lo strudel, i brezel, i canederli, il vin brulé ed altri liquori.

Dopo aver mangiato sulle botti dei mercatini ed esserci scaldati con le bevande calde che servivano lì, ci siamo incamminati verso il Muse.

Il Muse è il museo delle scienze di Trento, progettato da Renzo Piano e inaugurato nel 2013; si trova a 20 minuti a piedi dalla stazione principale di trento e a 15 dalla piazza del Duomo.
Mi ha colpito molto. La struttura è stata progettata per non rovinare il paesaggio montano, sfrutta energie pulite e il parquet è fatto in bamboo; quest’ultima cosa, che sembra un po’ meno importante, è in realtà un aspetto interessante, a cui magari non tutti pensano: il bamboo, come ci hanno spiegato, è un legno non pregiato, economico ed “ecosostenibile”, molto resistente, facile da pulire, oltre che esteticamente bello, e quindi calza alla perfezione in un ambiente simile.
Al di là dell’edificio in sé, il Muse è anche un centro di ricerca in ambiti quali la biodiversità e l’ecologia degli ecosistemi montani, e la cosa bella è che gli uffici dei ricercatori hanno delle grosse vetrate, il che li rende visibili al pubblico.
Ed è proprio sulla montagna che è incentrata l’esposizione generale del museo: ogni piano, pur parlando di temi differenti, ha come filo conduttore la vita della montagna, dalla preistoria fino ai giorni nostri, e negli ultimi due piani in particolare quella delle montagne trentine.

A proposito dell’esposizione, tra il piano -1 e il piano terra c’è la riproduzione di una foresta pluviale, che collega i due piani; il piano terra, sempre pienissimo di gente, è poi dedicato alla fisica: ci sono giochi ed esperimenti di vario tipo da fare, dalla torre di Hanoi agli effetti ottici, alla creazione di un ponte o di un tornado, e anche la visualizzazione di un mappamondo gigante in varie modalità (come la densità demografica e il flusso delle maree).
Questa parte di Scienza interattiva specialmente, ma in realtà un po’ tutta la struttura dei piani, è molto adatta per i bambini: c’erano tantissime famiglie, anche con i passeggini, che giravano e si divertivano – sia grandi che piccini – come dei matti.
Salendo, poi, troviamo Dai primi uomini sulle Alpi al futuro globale, dove si trovano i nostri due antenati, l’homo sapiens e l’homo di Neanderthal; al secondo piano troviamo Geologia, miniere e rischio ambientale; il terzo e l’ultimo piano sono quelli che si incentrano più sulla biodiversità trentina, in particolare il terzo parla della Natura alpina, e il quarto si concentra sulle Alte vette.
Particolare bellissimo e molto originale: nel mezzo dell’edificio si apre un varco che parte dal piano più basso fino al più alto, dove sono appesi principalmente animali che vivono nelle Alpi, disposti a seconda dell’altitudine a cui si possono trovare.

Quello che mi è piaciuto tantissimo di questo museo è questa praticità nel mostrare le cose: ogni singolo oggetto presente non è sotto vetro, compresi gli animali non-impagliati (sono delle statue di plastica ricoperte di pelo/piume); l’unica eccezione sono le rocce e i minerali, altrimenti si rovinerebbero. Si può toccare con mano tutto, testarlo, osservarlo da vicino.
Un esempio, oltre gli esperimenti di fisica, è il ghiacciaio che hanno riprodotto al quarto piano, con dietro una piccola sala cinema dove viene mostrato il paesaggio montano e la caduta di una valanga; oppure, il percorso che mostra foto della vegetazione e la fauna alpina (da qui ho scoperto che l’unico orso aggressivo nei confronti dell’uomo è il Grizzly); anche le ossa dei dinosauri possono essere toccate, essendo, ovviamente, dei calchi, così che, se si chiudono gli occhi, si possono quasi immaginare di fronte a noi, in carne – oltre che ossa.

Il Muse è il luogo dove scienza e divertimento si incontrano; un luogo per ogni persona di qualsiasi età; un luogo dove si può toccare il rispetto per l’ambiente e la natura, il rispetto per noi stessi, per il nostro mondo. È il museo dell’innovazione e della scoperta. È dove il passato prende vita, e si trasforma in futuro.

Per informazioni su orari, biglietti, visite guidate e ogni possibile dubbio, vi lascio la pagina dedicata sul sito ufficiale del Muse.

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